
“Le dichiarazioni del presidente della Corte costituzionale Giuliano Amato sull’inammissibilità dei quesiti referendari su eutanasia e cannabis sono squisitamente ed esclusivamente politiche, compresa l’accusa di avere frodato milioni di persone firmatarie dei referendum. Un tentativo di minare la credibilità di chi ha promosso i referendum e di sminuire il valore delle firme apposte in piena estate, grazie all’impegno e alla fatica di tanti volontari, anche a Messina e provincia”. Così commenta Palmira Mancuso rappresentante del comitato promotore, la decisione della Corte, aggiungendo che “i referendum NON avrebbero consentito di uccidere chi è “un po’ ubriaco” (il che resta omicidio volontario), NON avrebbero legalizzato altre droghe (solo le “piante”), NON avrebbero avuto titoli fuorvianti sulla scheda”.
“E’ un colpo durissimo per la democrazia in Italia e oggi ci troviamo anche a dover ribattere punto per punto al presidente Amato che in maniera del tutto inusuale, piuttosto che produrre per iscritto delle motivazioni, ha fatto una conferenza stampa a reti unificate, con tanto di post su instagram: una modalità che non ci si aspetta dalla più alta corte della Repubblica italiana.”
